paulo da costa
traduttore - Gigliotti Giuseppina
Catarina
guidava lentamente. Si era fermata una volta per gomme e kleenex. Si fermò di
nuovo, questa volta per del vino rosso. Suo fratello Domingos tamburellava
l’indice sul ginocchio. Nel negozio di liquori, Catarina scelse un costoso
Cabernet. Legò un nastro azzurro al collo della bottiglia e allegò un
biglietto scritto a mano che augurava a Domingos e al suo amante una voluttuosa
serata. Catarina
spese per il Cabernet il budget mensile del caffè. Voleva che il suo gesto fosse significativo, «corposo» precisò al
commesso. Sebbene avesse insistito per accompagnare Domingos, Catarina sperava
segretamente che cambiasse idea e tornasse con lei al loro appartamento. Lo
accompagnava diligentemente. Domingos osservava in silenzio il tortuoso tragitto
di lei finchè parcheggiò davanti all’entrata anteriore di un edificio
fatiscente. Domingos la baciò con calore. Il profumo di miele che riempiva
l’auto ricordò a Catarina le candele di cera d’api che si ammorbidivano
vicino al foro di ventilazione ai suoi piedi.
« Fai bruciare queste due candele mentre fate l’amore, vuoi ? »
propose Catarina, accarezzandogli i capelli, sistemandogli il colletto della
camicia.
Lui sorrise, le strinse forte la mano, « Ti voglio bene. »
Sola
nel soggiorno, Catarina non accese le luci. Fece bruciare candele viola.Voleva
bruciar via la gelosia che le stringeva il petto, le faceva male al cuore.
Distesa sulla sua sedia a dondolo, le punte delle sue dita toccarono il
candeliere a forma di luna crescente che dondolava appeso a un gancio dal
soffitto. La luna crescente ondeggiò dolcemene. La fiamma dipinse un’aura
dorata sulla sua scia. La sua attenzione si volse al candelabro sulla mensola
dei libri. Due figure dal profilo ininterrotto suggerivano danzatori in
movimento; curve aggressive, predatorie, un danzatore si protendeva sull’altro,
inarcato all’indietro.
Catarina si versò nel calice quel che rimaneva della bottiglia di
burgundy di ieri.
Da
un disco le note della Dama di Shallot . Ella premette il tasto repeat
e chiuse gli occhi.
*
Catarina udì l’acqua della doccia canticchiare quando tornò
all’appartamento nel tardo pomeriggio. La salutò l’odore di essenza di
lavanda. Lasciò cadere con noncuranza le borse della spesa sul pavimento in
cotto. Un uovo si ruppe e spinaci rotolarono sul pavimento.
Con addosso le sue scarpe alla
moda, attraversò la moquette, raggiunse il bagno e spalancò la tenda.
« Ti stai strofinando via di dosso il suo odore? »
Domingos chiuse gli occhi. La sua mano strinse nel pugno la spugna.
« Di’ qualcosa, dannazione. Chi ha baciato per primo ? »
Lui
non aveva bisogno di aprire gli occhi per sapere che il bianco degli occhi di
lei splendeva, che le sue dita erano intrappolate trai lunghi capelli rossi. Domingos fece scendere acqua più calda, più veloce.
« Come osi ? !»
Catarina vide le spalle
di lui chiuse sul petto, il mento sollevato. Uscì dal bagno, fuori
dall’appartamento e rimase sul pianerottolo, con la fronte premuta contro la
porta, fissando le venature del legno.Chiuse gli occhi, si slacciò i primi
bottoni del vestito e si volse a dare il viso alla luce del sole, come se
l’aria fresca potesse cullare il suo cuore, ammorbidirlo e aprirlo come un
fiore. Il sole toccò la sua pelle, riscaldandola e rasserenandola. Il suo
battito s’acquietò. Si toccò il petto e ascoltò il pulsare del suo cuore. Tornò di corsa nel bagno e riprovò.
« Sono così felice che tu sia a casa. Mi sei mancato ! »
Catarina gli offrì un sorriso sincero.
Domingos aprì un occhio e sorrise, allungando le braccia in segno di
benvenuto.Lei saltò nella doccia.
« Sei matta ! » rise e le mise le braccia intorno al
collo. Catarina gli baciò l’orecchio, mordicchiandogli il lobo con i denti. Le sue scarpe con la
zeppa scivolarono. Lui l’ afferrò e si schiacciò contro il petto di lei. Giocarono alla lotta, cadendo in ginocchio. Lui fece
correre la lingua sull’abito di cotone leggero di lei ora modellato sulle sue
spalle, sui fianchi. Lentamente lei si svestì nell’acqua, mentre le dita di
lui scivolavano sulle sue cosce.
« E’morboso? »
« No, è e
basta. »
« Mi sento spuria, Domingos. »
« Lo so. »
Lei si chinò sul suo petto. La mano di lui si fermò sulla mela rossa di
pudore del suo seno. L’acqua schizzava sui loro visi, mormorava nelle loro
orecchie.
Catarina ricordò la sua prima immagine piacevole di un corpo maschile.
Domingos. I loro bagni quotidiani. I primi tocchi esplorativi. Nella pubertà,
gli occhi di lui, la sua bocca socchiusa, come se nel corso della notte le
fossero cresciuti i seni, le sue labbra che succhiavano il suo piccolo capezzolo
che spuntava, lui che soffiava fiato caldo, per aiutarli a gonfiarsi come pop
corn, diceva. L’ardore del suo cazzo, una durezza e una morbidezza insieme,
pulsante nella sua mano. Il mistero della carne, una vita, una volontà a sè
stante, che la desiderava.
« Il mio cuore si sente morbido e leggero tra le tue braccia. Ma
appena esco in strada la mia mente si contorce e avvolge in nodi di colpa. »
« Non è tua la colpa, » lui le sussurrò all’orecchio,
« E’ colpa del mondo. I poemi epici e le canzoni incisi a fondo, che
girano e girano veloci nelle nostre menti. Cerchi prevedibili, melodie
prevedibili che stringono le nostre vite in giacche di taglio classico. Noi
siamo come graffi su vecchi dischi, che risultano spiacevoli all’orecchio,
danno brividi alla schiena. »
Chiuse
l’acqua. Le insaponò le spalle e fece scivolare i suoi palmi lungo le braccia
di lei finchè le loro mani non si strinsero. Lei chiuse gli occhi lasciando che
le dita di lui leggessero il suo corpo.
« Se
noi siamo in pace con noi stessi, se non tolleriamo spazio per la colpa, non ci
sarà debolezza nelle nostre azioni. Noi siamo fieri. La paura si nutre della
debolezza, » Domingos sospirò. « E’ così facile da dire, non è
vero ? »
Catarina si volse e sedette a gambe incrociate, di fronte a lui.
« Perché non scriviamo il nostro amore su striscioni, lo incidiamo
sugli alberi, lo gridiamo dai tetti, sotto una luna d’argento? »
« Forse dobbiamo. Forse è nostro dovere amare con passione
primitiva, amare a voce alta. Far uscire allo scoperto ogni amore proibito e
nascosto»
Caterina urlò con tutto il fiato nei polmoni, « Amo mio fratello ! »
Domingos le tappò la bocca e rise nervosamente.
« Non così ad alta voce Catarina, i vicini potrebbero sentirti. »
« Pensavo che dovessimo dirlo a voce alta. »
Domingosi
strinse nelle spalle. Si ricordava di quando camminavano per la strada, mano
nella mano, inseparabili. Alle feste ballavano come fossero un corpo solo,
godendo in segreto del fatto che gli estranei concludessero sempre che loro
erano amanti, godendo in segreto del fatto che gli amici non avessero mai
sospettato che lo fossero. Era un gioco.
« Le parole vengono prima dell’azione, le parole sono come i
germogli di fragola che portano speranze. E finchè le loro radici non
attecchiscono, ondeggiano nel vento. » I
suoi occhi sognanti, si fissarono in alto oltre le pareti del bagno.
« E’ un modo contorto per dirmi di accettare i tuoi consigli,
perché tu non li segui comunque ? » Catarina ruotò gli occhi.
« Gente è stata bruciata viva per meno. »
« E’ vero, » concordò lei. « Iside, dove sei ? »
Attraverso lo spiraglio tra la parete e la tenda della doccia gli occhi
di Catarina caddero sull’immagine di Iside in un papiro egizio. Iside in
ginocchio tra le canne attingeva con le mani all’acqua del Nilo. Dall’alto,
i raggi del dio-sole Ra toccavano le sue labbra.
« Vorrei essere nata allora. Ma viviamo qui e ora, » sospirò
e volse lo sguardo a suo fratello.
« Ed è molto più facile adattarci ai tempi che cambiarli, »
si lagnò Domingos.
« I tempi di una sola misura si adattano a tutti, » disse
Catarina, sollevando il suo abito zuppo, ridotto alla dimensione di un pugno. Lo
sbattè contro la parete di piastrelle.
« I coraggiosi nutrono il loro corpo col fuoco, mantengono accese
le cose in cui credono. Ma
io sono un codardo. » Domingos riaprì l’acqua.
L’acqua spruzzò i loro visi e scorse via in una miriade di ruscelli in
miniatura lungo il contorno dei loro corpi. Entrambi osservarono il mulinello
dell’acqua, preso nella piccola pozza dei loro ombelichi.
« Sono rimasta alzata l’altra notte ad ascoltare The Lady of
Shallot, » disse Catarina, tenendogli forte il viso.
« E’ uscita dalla bruma ? »
« Sai essere così crudele ! »
Catarina spruzzò acqua sul suo viso. Domingos cacciò fuori la lingua e
le leccò il viso alla maniera dei cani. Per tutta risposta lei gli morse la
punta del naso. Si volse e posò il capo contro il suo petto.
Catarina sentì il petto di Domingos tendersi, quasi immobile.
« Stai trattenendo il fiato. Cos’è
che non mi stai dicendo ? »
Domingos trasalì. Quindi sorrise. Talvolta Catarina lo capiva prima che lui
capisse se stesso. Si fermò, pensieroso.
« Voglio che Troy si
trasferisca da noi. »
Catarina si sentì gelare. Domingos aggiunse velocemente.
« No, non significa che io abbia smesso d’amarti. Significa che
mi piacerebbe che le due persone che amo di più vivessero insieme sotto lo
stesso tetto. »
Catarina rimase in silenzio. Le sue mani
si serrarono lentamente.
« Fra l’altro, vi piacete a vicenda. »
« Non sarà la stessa cosa, » disse Catarina.
« No, sarà meglio. »
« Ho
paura. »
Lui le baciò il collo da dietro. La tenne più stretta che
potè.
« Ma cambieranno così tante cose ! »
« Sì, ti toccheranno più abbracci e baci. Fortunata te. »
« Oh mio Dio. Non
solo siamo bestie incestuose, bisessuali, depravate ma anche poligame ! »
« Non vuoi vivere una vita eccezionale ? »
« Cosa c’è di eccezionale nell’essere messi al bando, nel vivere
nascondendosi ? Siamo un tale ‘‘pieno’’ per i valori della
comunità. »
« Siamo cresciuti in questa comunità, o no ? I nostri valori le appartengono ! »
« Sia come sia… » esitò lei. « Ma sono preoccupata di
più per nostra madre. »
« A proposito di nostra madre, dovrebbe arrivare a momenti per cena. »
« Dobbiamo risistemare il soggiorno. »
« Intendi dire risistemare i nudi, puntare con gli spilli delle
foglie secche sulle tele ? »
« Beh, non c’è nessun
bisogno di contrariarla. »
« Nessun bisogno di contrariarla . Insomma, sono valori familiari
che comprenderebbe chiunque ! »
Catarina riconobbe le sfumature sottili di Domingos. I solchi sulla
fronte, il tono basso della sua voce. Poteva leggere il percorso dei pensieri
scavati nella sua mente. Come una strada di campagna che avessero a lungo
percorso insieme, lei ne poteva anticipare le curve pericolose, le buche.
Accettavano il paesaggio, le sue gioie e tribolazioni, senza cercare di
cambiarsi l’un l’altro. Era fiducia. La fiducia tracciava nuovi percorsi,
nuovi modi di vivere di fronte a montagne sorgenti e cieli cupi che si
avvicinavano.
«Salve, c’è nessuno in casa ? » la voce allegra di loro
madre riverberò per l’appartamento.
« Troppo tardi ! »
Risero.
*
La madre si mosse a passi brevi e veloci per l’appartamento,
ispezionando dipinti di nudi greci in lotta e faraoni egizi sorridenti. Molti
pendevano sbilenchi. Li raddrizzò. Si fermò al tavolino da caffè. Un librò
attirò il suo sguardo.
« Chi sta leggendo Sesso nei
Luoghi Pubblici ? » Aprì ad una pagina con una foto in bianco e
nero di una coppia, mezza svestita, in piedi sulla spalla di una galleria
dell’autostrada. La pioggia drappeggiava come un velo l’imboccatura della
galleria. Erano dimentichi del traffico che passava.
« Facciamo a turno a leggerlo ad alta voce, è materiale
eccezionale quando è ora di andare a letto ! »
« Esiste
ancora qualcosa di sacro ? » chiese, voltando a un’altra pagina che
ritraeva una coppia intrecciata in
un mare di foglie cadute. Un Labrador ai loro piedi, osservava con il capo
adagiato sulle zampe. C’era una certa innocenza nel loro essere assorti su
loro stessi, ammise. Avevano più o
meno la sua età. Ciò la sorprese.
« Niente era sacro in passato, madre. La gente vive semplicemente
la propria vita allo scoperto, esprimendo ciò che sente e dicendo sì o no, più
forte. »
« Alcuni più di
al… » strillò Catarina dal bagno, come se avesse appena preso una
boccata d’acqua a metà della frase.
« Se intendete stare troppo allo scoperto attenti al buco
nell’ozono. Vi scotterete, » strillò
in risposta e continuò il suo giro. Entrò nello studio d’arte. Un lenzuolo
bianco copriva una gobba a grandezza
naturale al centro della stanza.
« A cosa stai lavorando, Domingos ? »
« Marmo. Quanto più puro, tanto più difficile. »
« Mmmm… »
Si fermò a ispezionare gli schizzi allineati sulle pareti dello studio.
« Catarina, ancora non metti le teste ai tuoi disegni di nudo. »
« Chiederò a Freud. Forse non voglio che mia madre sappia chi sono
i miei amanti. »
« A me sembra lo stesso corpo. »
« E’ una variazione di tutti gli uomini sono uguali, mamma ? »
Entrò nella stanza successiva.
« Complimenti Domingos, hai cambiato le tue abitudini disordinate.
Sono sorpresa di vedere il tuo letto rifatto prima di sera. »
Domingos uscì dal bagno, ridendo. Un asciugamano gli avvolgeva la vita e
con una mano si frizionava la zazzera bagnata. Gocce d’acqua le schizzarono
addosso. Simulò sorpresa e gli scoccò un bacio affettuoso sulla spalla. Diede
un’occhiata nella stanza di
Catarina e fece una smorfia alla vista delle lenzuola penzolanti ai piedi del
letto.
« D’altra parte sembra che tua sorella sia peggiorata.»
« Non
credere, mamma. La verità non è mai quello che sembra! » Domingos la
baciò su entrambe le guance. Lei gli
frizionò i capelli, aspirò il profumo di lavanda.
« Non potete ingannare vostra madre. Sono in grado di dire se un
letto è ben fatto solo dandogli un’occhiata, caro. »
« Certo madre, come potresti sbagliarti ? » Fece correre
le punta delle dita sul mento, sentendo la barba corta e ispida contro le unghie.
Catarina uscì dal bagno privo di porta, nuda. « Nel caso ti
chiedessi se ti devi rasare, la risposta è ‘sì’. »
« Voi due fate ancora il bagno insieme ? »
« Sempre fatto mamma. Perché smettere ora ? »
« Mi domando di voi due, talvolta. »
« Cosa ti domandi ? »
« Perché non riuscite a trovare qualcuno. »
« Perché noi due ci conosciamo meglio di chiunque altro, mamma. »
« Sì, suppongo. »
Catarina si rese conto di non aver mai dedicato troppi pensieri alla
possibilità di conoscere e amare o amare prima di conoscere. Certo Domingos e
lei si conoscevano molto bene, certo si amavano. Molte delle sue amiche
sposavano sconosciuti, gente che avevano notato all’altro capo di una pista da
ballo, coi quali erano uscite per un po’ e con cui avevano fatto figli. Lei e
Domingos avevano vent’anni di vantaggio su qualunque matrimonio di cui lei
sapesse. L’intimità richiedeva tempo per maturare. Un Porto d’annata che
invecchiava fino al gusto pieno.
« E’ colpa tua, madre. E’ una faccenda iniziata nell’ utero»
la stuzzicò Domingos.
Era perplessa. Forse era colpa sua.
« Certo, uniti per nove mesi. Uniti per la vita, » aggiunse
Catarina.
« Mi ricordo che succhiavo il tuo pollice Catarina, invece del mio »
disse Domingos e strizzò l’occhio.
Risero.
« Volete piantarla ? »
« Cerchiamo solo di renderci utili. Sappiamo che ti piacciono le
spiegazioni razionali per tutto. Ma talvolta le cose sono e basta. »
Domingos la condusse per mano nel suo studio e tirò giù il lenzuolo
bianco. Sotto, una testa e una spalla stavano trovando forma come emergendo da
un utero di pietra, prima il cocuzzolo.
« Pensi che Dio abbia anticipato ogni forma di vita che potrebbe
svilupparsi ? Pensi
che Dio voglia il controllo assoluto ? »
Lei ascoltava.
« Un creatore autentico dà forma, dà vita, poi cede la propria
creazione a se stessa, la lascia libera nel mondo. Sia essa una mano stretta
intorno alla penna, il pennello, il cesello, » Domingos prese un cesello, «o un
dito proteso attraverso il cielo che indica la terra,
poi con un sospiro la mano si apre, lascia andare, » il cesello
cadde al suolo. « E’ tuono, » aggiunse. « Qualunque nascita,
qualsiasi storia di creazione arriva rumorosamente, non è vero ? »
« Stai parlando di scultura adesso ? » lei scosse la
testa.
« Certo e di tutto, compresa la maternità. »
« Fai una tremenda
quantità di riferimenti alla bibbia per essere un ateo, Domingos. »
Lui si fermò come se stesse seduto a picco sul mare, un gomito sul
ginocchio, per metà disperato, per metà pensieroso, valutando.
« Non siamo altro che sculture che respirano. Quanto ti ci è
voluto per scolpirci madre ? »
Lei arrossì. Ma a pensarci meglio forse anche l’opposto era vero.
Forse le madri erano per i figli ciò che i modelli sono per gli artisti. Un
punto di riferimento. Non da imitare ma da ricreare. Lasciando che la creazione
scolpisca se stessa.
« La chiamerò Il reietto, »
affermò Domingos, immaginando il corpo all’interno del blocco di pietra
grezza, che lottavava per liberarsi, pure per prendere forma.
*
Candele di cera d’api illuminavano la sala da pranzo e effondevano la
loro dolcezza.
I tre si tennero per mano. Resero grazie. La madre ringraziò Dio,
Domingos ringraziò le pietre e Catarina ringraziò la luce e il buio. Le
candele bagnavano d’oro i loro volti, le fiamme danzavano, mosse dalle loro
parole, dal loro fiato.
« Grazie mamma per averci aiutato in cucina. Dovresti essere
l’ospite. »
« E’stato un grande sforzo collettivo. Mi passeresti il burro per
favore ? » Imburrò il pane e aggiunse, « Quando hai intenzione
di ritrarre qualcun altro oltre a tuo fratello Catarina ? »
Catarina
trattenne a mezz’aria la forchetta piena di spinaci..
Domingos si era appena pulito un rivolo di uovo dall’angolo della bocca ma
si ritrovò a tamponarsi la bocca continuamente. Non trovando parole. Domingos e
Catarina si fissarono a vicenda.
« Le
uova sono perfette. Perché le chiamino alla Benedict mi rimane misterioso. Vorrei conoscere la storia, la motivazione dietro al nome
della ricetta. » Loro madre li guardava intensamente. « Ti ho fatto
una domanda, Catarina ? »
« Sì madre. Le ricette sono un mistero, » Domingos rispose
infine, abbassando il tovagliolo.
« No,
non la ricetta. Pensate che le madri siano cieche ? Sappiamo di più dei nostri figli di quanto facciamo trasparire. »
« Beh madre, gli artisti tendono a concentrarsi
sulle loro ossessioni. Immagino che Domingos sia la mia, »borbottò
Catarina mentre masticava gli spinaci.
Dal suo posto a tavola Catarina guardò attraverso la porta aperta dello
studio e osservò uno dei suoi disegni attaccato
al muro. La luce delle candele ammorbidiva i contorni del disegno, aggiungeva
morbidezza al corpo a riposo tra le foglie. Ecco perché preferiva la luce delle
candele. I contorni degli oggetti non erano rigidi. Non poteva dire dove
iniziava la linea di un corpo, dove finiva una foglia. Solo lo spazio dove si
incontravano. Le piaceva lo spazio dell’incontro. Lo spazio dell’incrocio.
Lo spazio dove luce e oscurità si
tenevano per mano, si toccavano e giocavano.
« Adesso sono curiosa di quegli amanti di cui dicevi nel bagno, »
madre continuò.
« Posso versarti dell’altro vino, madre ? » si offrì
Domingos.
Lei sorrise, declinò l’offerta con un cenno del capo e volse di nuovo
lo sguardo inquisitore a Catarina.
«Un’altra fetta di pane ? » insistette Domingos.
Ci
fu un momento di silenzio. Le fiamme bruciavano senza
ondeggiare, come se trattenessero il respiro. Catarina lanciò uno sguardo alle
parole che aveva incollato sulla porta dello studio, « Ciò che è
destinato a dare luce deve sopportare di bruciare, » Viktor Frankl.
« Amo Domingos ! » esclamò Catarina. « Tu sai
quanto siamo vicini. »
« Quanto vicini esattamente ? »
« Siamo amanti da sempre ! » Catarina battè il palmo
sul tavolo. Del
vino spillò dal bicchiere. Si prese il viso tra le mani. « E sono stanca di nasconderlo. »
Domingo lasciò cadere la forchetta.
La
madre fece per aprire la bocca. Silenzio. Gli occhi le si inumidirono.
« Per favore madre, niente drammi. Non siamo malati o cose del genere.
Se guardi agli dei greci, ai figli di Adamo ed Eva, tu… » intervenne
Domingos.
Lei levò la mano, gli fece cenno di fermarsi.
« Sono sconvolta. Una madre pensa di sapere cos’è meglio per i
suoi figli, sa esattamente com’è il meglio, anche quando non sono più dei
bambini. »
Allungò il braccio verso la bottiglia e si riempì il calice con il
rosso cupo di un Burgundy maturo. Il tintinnio del collo della bottiglia contro
il cristallo fu trasparente e risuonò attraverso la sala da pranzo come il
rintocco di una campana. Il profumo di cera d’api le riempì i polmoni, Lady of Shallot suonava
piano in sottofondo.
« Ho sognato il meglio, cullandovi ognuno in un braccio. Non
mi è mai venuto in mente… » Si fermò, avendo perso le parole.
Fissò lo sguardo sulla cera che correva giù dal fianco della candela e
allungò la mano verso le goccioline alla base del candeliere. Ne raccolse una
piccola manciata e la modellò. Era tiepida e morbida. Strano
effetto sentirla tra le mani.
©paulodacosta